domenica 19 dicembre 2010

Conversación en la catedral - Mario Vargas Llosa

Conversazione nella «Catedral»Questo libro sì, che mi ha dato filo da torcere. Non ne consiglio la lettura a chi non è dotato di grande calma, straordinaria capacità di concentrazione e un filo di autolesionismo. è uno dei tanti figli illegittimi dell'Ulisse di Joyce e del resto Vargas Llosa ci ha abituato ad uno stile complesso, sperimentale e a volte farraginoso. Il romanzo è diviso in tre parti in ognuna delle quali si sperimenta uno stile differente di scrittura. Lo scoglio più difficile da superare è senza dubbio la prima parte, nella quale i piani della temporali si incrociano letteralmente. In questo modo si legge di due o tre momenti distinti della storia narrata, con personaggi diversi, ma tutto nella stessa pagina, senza soluzione di continuità: in una riga c'è i una conversazione fra i due protagonisti nel presente e nella riga successiva si parla di un fatto avvenuto dieci anni prima ad altri personaggi. Il senso di smarrimento è totale. Tuttavia non è un esercizio fine a se stesso e superato il trauma iniziale, se si ha la forza di arrivare fino in fondo (nelle altre parti la lettura diventa leggermente più semplice), ci si accorge che non c'è altra maniera di parlare degli anni prolungati di una dittatura militare.
A chi si volesse avvicinare alla lettura di questo autore, consiglio La città e i cani, romanzo d'esordio di qualità eccellente.
Quando mi mancavano venti pagine al termine del libro, l'accademia di Svezia ha conferito il Nobel a Vargas Llosa. Mi sono sentito un po' responsabile anch'io...


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