mercoledì 23 febbraio 2011

L'innocente - Gabriele D'annunzio

Il secondo dei Romanzi della Rosa, nel quale maggiormente si sente l'influenza di Tolstoj e Dostoevskij. Forse perché non ho prestato la dovuta attenzione o forse perché l'ho letto dopo Il sosia e la copia impallidisce davanti all'originale, ma l'ho trovato piuttosto noioso. L'utilizzo di continue fioriture e il ricorso a espressioni come:"Tutti i fantasmi delle illusioni e delle commozioni recenti abbandonarono a un tratto il mio spirito come i fiori d'un albero scosso da una folata gagliarda" più che a Dostoevskij fanno pensare al Conte Swarosky.

Nell'introduzione leggo che questo libro ebbe scarso successo in Italia mentre fu un trionfo in Francia. Mi chiedo se fu merito di una traduzione particolarmente felice o fu piuttosto una di quelle cantonate che prendono ogni tanto i francesi quando pensano di comprendere gli italiani meglio degli italiani stessi...


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