venerdì 28 settembre 2012

L'onore perduto di Katharina Blum - Heinrich Böll


Ricomincio a scrivere, dopo una lunga pausa estiva, spinto dall'entusiasmo che mi ha provocato questa lettura.

Un libretto agile e attualissimo, che parla di un certo tipo di stampa scandalistica e degli effetti aberranti che può generare. Insomma il tema di questo libro è quello che in Italia da un annetto a questa parte viene definito con un'espressione frusta (e che non ripeterò): il congegno del liquame, per capirci.

La storia si apre con un omicidio: una donna (non a caso una donna) che uccide il giornalista che l'ha pubblicamente umiliata.
La maestria di Böll sta nell'esporre i fatti con una freddezza distaccata e tagliente, quasi burocratica, che si oppone ai barocchismi della stampa scandalistica, e tutta la storia è attraversata da un'ironia feroce che arriva fino alla descrizione finale dell'omicidio come atto liberatorio.
Non è un'apologia della violenza, né una ricusa della libertà di stampa. Questo libro parla, come dice il sottotitolo di come la violenza può svilupparsi e dove può portare.
Il fatto poi che il giornale di cui si parla si chiami "Il Giornale" ci rende la lettura ancora più attuale...

I personaggi e l'azione di questo racconto sono completamente fittizi. Nel caso in cui nella rappresentazione di certe pratiche giornalistiche dovessero essere riscontrate somiglianze con le pratiche della Bild-Zeitung, queste somiglianze non sono né volute né casuali, bensì inevitabili


venerdì 6 luglio 2012

L'infinito viaggiare - Claudio Magris


Avevo letto un altro di libro di Magris e non mi aveva particolarmente colpito. Ora credo che avessi sbagliato i tempi.
Leggendo quest' Infinito viaggiare -raccolta di appunti in cammino- mi sono reso conto che la scrittura di Magris chiede al lettore tempo.

Normalmente, con altri libri, più si legge e più la storia avanza. In questo caso avviene esattamente il contrario: meno si legge e più il lettore è libero di spaziare, di continuare da solo il viaggio suggerito. 

È un mese che leggo -senza stancarmi- questo libro, poche pagine al giorno, e continuo a sottolineare, ad annotare a margine, a ricopiare, ad ricercare quello che in queste pagine viene indicato con semplicità, senza imposizioni, per evitare "il torto del professore, che vuole sempre insegnare e spiegare qualcosa, anziché semplicemente mostrarla, come fa la poesia". 


giovedì 5 luglio 2012

Lo scrittore fantasma - Philip Roth


Philip Roth, il terzo scrittore a cui la Library of America concede l'onore di pubblicare tutta la sua opera mentre è ancora in vita.
Philip Roth sempre in testa nelle liste degli scommettitori sul Nobel. Ogni anno sembra quello giusto e poi ragioni politiche o di opportunità non lo è mai.
Philip Roth quest'anno può consolarsi con il premio Principe de Asturias (la notizia è di pochi giorni fa) concesso dalla casa reale spagnola. Non male.
Philip Roth e i suoi affreschi crudi e realisti, fitti di personaggi, spesso ebrei, che sfiadano il luogo comune con le loro meschine esistenze.

Eccetera.

Questo è uno dei suoi romanzi più significativi perché introduce il personaggio di Nathan Zuckerman, giovane scrittore, alter ego dell'autore; ma leggendolo ora ci si accorge che con il tempo anche il vecchio scrittore raccontato nel libro, Emanuel Isidore Lonoff, è diventato a poco a poco l'alter ego dell'autore.
Ho letto molti libri di Philip Roth e ho spesso l'inpressione di trovarmi davanti a un impostore.


venerdì 22 giugno 2012

I promessi sposi - Alessandro Manzoni


Ho letto per la quarta volta il Grande Romanzo. Mia madre nutre per quest'opera una vera ossessione, per questo a casa nostra a Roma ne conserviamo una decina di edizioni e altrettanti testi critici. 
Forse non si può più parlare di questo libro, in ogni caso vorrei scrivere due osservazioni.


La prima è questa: nel film "Il portaborse" di Daniele Lucchetti, Silvio Orlando interpreta un professore di letteratura di un liceo e liquida Manzoni dicendo: 
"mentre lui per cinquant'anni scrive e riscrive I promessi sposi, Balzac infila uno dopo l'altro dieci capolavori, Melville scrive l'immenso Moby Dick e Dostoevskij... Be', Dostoevskij scrive: L'idiota, Delitto e castigo e I fratelli Karamazov"



Non sono d'accordo: ci sono alcuni artisti che si riconoscono nella grandezza di una sola opera, come Manzoni, Cervantes, Dante e altri la cui grandezza risiede nell'insieme della produzione, come Shakespeare. Da questa caratteristica non può dipendere un giudizio di merito.
I promessi sposi è prima d'ogni cosa un romanzo d'avventura, pieno di colpi di scena che non lasciano un attimo di tregua fino alla fine. La storia inizia con due sgherri che minacciano di morte un prete. E il prete non è affatto un personaggio positivo. Piuttosto forte, no? L'incipit del romanzo, così celebre, non è affatto banale: un altro avrebbe detto "C'è un ramo sul lago di Como,..."; ma iniziare con "Quel ramo" come se lo conoscessimo, è come se la narrazione venisse da prima e noi ci buttassimo nel flusso come ci  si butta in un fiume o come si sale su un treno in corsa. Un altro mito che forse è il caso di sfatare è che questo sia un libro bigotto: preti codardi, monache maliziose, baciapile di ogni genere, vengono bastonati senza riguardi. I personaggi sono irrequieti e straordinariamente dignitosi. L'ironia di Manzoni pervade ogni pagina e poi il finale è una specie di crescendo verdiano, una galoppata. E soprattutto c'è il tema della lingua: questo romanzo è scritto in un italiano così consapevole e attento che è di una bellezza commovente. Probabilmente sono pochi gli italiani che lo vorrebbero rileggere dopo averlo studiato a scuola, ma se fossi uno straniero correrei a comprarlo (possibilmente un'edizione con poche note, se esiste).



La seconda osservazione è piuttosto l'espressione di un dubbio: questo libro è logoro, è stato straziato dai commentaristi e dalle edizioni scolastiche; frasi come "la vera protagonista è la Divina Provvidenza"  sono diventate insopportabili; tutti lo abbiamo pasticciato a scuola e sappiamo cosa aspettarci dalla storia, dai personaggi, dall'autore. La lettura ne risulta irrimediabilmente compromessa, siamo di fronte a un libro inerte. La mia domanda è questa: non si potrebbe sostituire nei programmi scolastici questo libro con un altro? Il gattopardo, Le memorie di un italiano, a rotazione; in questo modo da qui a dieci anni si potrebbe recuperare il piacere di leggere I Promessi sposi senza un'opinione pregressa e lo si riporterebbe in vita. Oppure il destino del romanzo fondativo è proprio quello di venire sacrificato sull'altare della cultura comune di un popolo: nessuno può più godere della sua bellezza, ma tutti si possono riconoscere in questa conoscenza comune.
Io non sono in grado di rispondere a questa domanda. Ai posteri / l'ardua sentenza.


lunedì 11 giugno 2012

Giorgione l'inafferabile - André Chastel


Giorgione l'insaississable (in Italia per Abscondita) raccoglie tre saggi del celebre storico dell'arte André Chastel su una delle figure piú misteriose e affascinanti della pittura. Di Giorgione si sa che era bello, che suonasse il liuto, che dipinse per non piú di dieci anni, che formava parte di un circolo di intellettuali sopraffini. Poco altro. In questo libretto, più che della sua pittura, si vuole parlare dell'origine del suo mito.


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