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lunedì 15 ottobre 2012

La violetta del Prater - Christopher Isherwood

Adelphi comincia ora a ripubblicare le opere di questo autore inglese, complice anche il successo del film "A single man" tratto dal suo omonimo romanzo.
In questo "La violetta del Prater" si racconta la storia del giovane Christopher, scrittore alle prime armi, che si ritrova a scrivere la sceneggiatura di un filmaccio musicale, insieme a Fridrich Bergmann, originale regista e sceneggiatore austriaco che ricorda un po' Billy Wilder.
È un libro che parla di cinema, certamente, ma parla anche, in trasparenza, dell'amicizia, del rapporto fra padre e figlio, della guerra, della paura.
È un autore che consiglio senz'altro di leggere.
Sa che cos’è un film? ... Un film è una macchina infernale

PS. questo libro era già stato pubblicato nel 1988 da Einaudi con minore successo. Adelphi ripropone la stessa traduzione, seguita da una nota di Giorgio Manganelli.


venerdì 28 settembre 2012

L'onore perduto di Katharina Blum - Heinrich Böll


Ricomincio a scrivere, dopo una lunga pausa estiva, spinto dall'entusiasmo che mi ha provocato questa lettura.

Un libretto agile e attualissimo, che parla di un certo tipo di stampa scandalistica e degli effetti aberranti che può generare. Insomma il tema di questo libro è quello che in Italia da un annetto a questa parte viene definito con un'espressione frusta (e che non ripeterò): il congegno del liquame, per capirci.

La storia si apre con un omicidio: una donna (non a caso una donna) che uccide il giornalista che l'ha pubblicamente umiliata.
La maestria di Böll sta nell'esporre i fatti con una freddezza distaccata e tagliente, quasi burocratica, che si oppone ai barocchismi della stampa scandalistica, e tutta la storia è attraversata da un'ironia feroce che arriva fino alla descrizione finale dell'omicidio come atto liberatorio.
Non è un'apologia della violenza, né una ricusa della libertà di stampa. Questo libro parla, come dice il sottotitolo di come la violenza può svilupparsi e dove può portare.
Il fatto poi che il giornale di cui si parla si chiami "Il Giornale" ci rende la lettura ancora più attuale...

I personaggi e l'azione di questo racconto sono completamente fittizi. Nel caso in cui nella rappresentazione di certe pratiche giornalistiche dovessero essere riscontrate somiglianze con le pratiche della Bild-Zeitung, queste somiglianze non sono né volute né casuali, bensì inevitabili


giovedì 5 luglio 2012

Lo scrittore fantasma - Philip Roth


Philip Roth, il terzo scrittore a cui la Library of America concede l'onore di pubblicare tutta la sua opera mentre è ancora in vita.
Philip Roth sempre in testa nelle liste degli scommettitori sul Nobel. Ogni anno sembra quello giusto e poi ragioni politiche o di opportunità non lo è mai.
Philip Roth quest'anno può consolarsi con il premio Principe de Asturias (la notizia è di pochi giorni fa) concesso dalla casa reale spagnola. Non male.
Philip Roth e i suoi affreschi crudi e realisti, fitti di personaggi, spesso ebrei, che sfiadano il luogo comune con le loro meschine esistenze.

Eccetera.

Questo è uno dei suoi romanzi più significativi perché introduce il personaggio di Nathan Zuckerman, giovane scrittore, alter ego dell'autore; ma leggendolo ora ci si accorge che con il tempo anche il vecchio scrittore raccontato nel libro, Emanuel Isidore Lonoff, è diventato a poco a poco l'alter ego dell'autore.
Ho letto molti libri di Philip Roth e ho spesso l'inpressione di trovarmi davanti a un impostore.


venerdì 20 aprile 2012

Le storie di Arturo Bandini - John Fante


Einaudi pubblica in un unico volume i 4 romanzi di John Fante che raccontano le avventure di Arturo Bandini, alter ego dell'autore: Aspetta primavera, Bandini - La strada per Los Angeles - Chiedi alla polvere - Sogni di Bunker Hill.

Le storie si svolgono tra il Colorado e Los Angeles, non sono consequenziali, sono state scritte a molto tempo di distanza l'una dall'altra; la seconda è stata pubblicata postuma; i personaggi secondari, come i familiari di Arturo, non coincidono mai da un romanzo all'altro: in uno il  protagonista è orfano di padre, in uno ha una sorella, in un altro due fratelli maschi. Ma lui è sempre lo stesso, pazzo mangiatore di fiammiferi, assassino di granchi, irruento, impacciato e violento, tanto ossessionato dalle donne quanto maldestro nelle relazioni. Ci si appassiona a questo personaggio con slancio e si imparano a conoscere le sue reazioni spropositate, i suoi sogni di gloria, la sua inadeguatezza. E anche la spavalderia e la vergogna di sentirsi un immigrato italiano. In alcuni momenti è impossibile trattenere gli accessi di riso, in altri (molto più numerosi) si è travolti da un senso acuto di vergogna altrui. 
Fra i quattro il romanzo più celebre e più celebrato è il terzo, Chiedi alla polvere, tuttavia io preferisco l'ultimo, Sogni di Bunker Hill, disperato e poetico, scritto quando John Fante era ormai consumato dal diabete che lo avrebbe ucciso, eppure fresco e candido come se l'avesse scritto davvero il ventenne Arturo.
Andai alla macchina per scrivere e mi ci sedetti davanti. La mia idea era di scrivere una frase, un'unica frase perfetta. Se avessi potuto scrivere una bella frase avrei potuto scriverne due, e se avessi potuto scriverne due avrei potuto scriverne tre, e se avessi potuto scriverne tre avrei potuto scrivere per sempre. 


venerdì 30 marzo 2012

Amsterdam - Ian McEwan

Un romanzetto feroce e grottesco che nasconde, dietro una storia di gelosie e vendette, una riflessione su alcuni temi etici fondamentali come la deontologia o l'eutanasia. Forse un po' troppo per 170 pagine.

McEwan possiede una padronanza chiara della tecnica narrativa e alcune pagine sono davvero eccellenti, soprattutto quando parla della musica (uno dei protagonisti è un compositore di successo):
questo piacere al tempo stesso così sensuale e astratto, il trasferirsi nell'aria vibrante di questo non-linguaggio il cui significato restava per sempre irraggiungibile, sospeso come un supplizio di Tantalo là dove si fondono emozione e intelletto.

Tuttavia questo libro non riesce ad esprimere a pieno quella atmosfera carica e vischiosa resa così magistralmente in Cortesie per gli ospiti.


lunedì 27 febbraio 2012

I fiori blu - Raymond Queneau


Divertentissimo, surreale, onirico. Due uomini, diversissimi tra loro e separati dai secoli, sognano l'uno di essere l'altro. Chi dei due è reale? Nessuno? Entrambi?


Un romanzo pieno di enigmi, citazioni, giochi di parole. Andrebbe letto in francese per apprezzarne tutte le sfumature, tuttavia in italiano possiamo godere di questa versione di Italo Calvino, che più che una traduzione è una vera riscrittura.


      Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d'Auge sospirò pur senza interrompere l'attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I normanni bevevan calvadòs.


lunedì 16 gennaio 2012

È quel che è - Erich Fried

L'unica via di scampo

Nella pietra infranta
c'è un uovo

Dall'uovo
vola via un uccello

Dal suo becco
una pietra

Chi la sa rompere
ci trova dentro

niente.



Leggere poesie

Chi
da una poesia
si aspetta la salvezza
dovrebbe piuttosto
imparare
a leggere poesie

Chi
da una poesia
non aspetta alcuna salvezza
dovrebbe piuttosto
imparare
a leggere poesie


PS. devo ringraziare il mio amico -che ormai è quasi viennese- per avermi fatto scoprire questo poeta essenziale.




martedì 20 dicembre 2011

Cecità - José Saramago


Che succederebbe se un giorno, a causa di un morbo sconosciuto, diventassimo tutti ciechi? Non occorre fare uno sforzo di inventiva: lo ha fatto per noi Saramago e il risultato è molto peggio di quanto una mente sana possa immaginare. Una storia di terrore ipnotica e appassionante; uno dei libri più riusciti di Saramago e forse quello di maggior successo. Il titolo originale dovrebbe essere "Saggio sulla cecità" ma Einaudi ha optato per Cecità per non scoraggiare i lettori.

L'autore -demiurgo- colloca i suoi personaggi senza nome in uno scenario insieme quotidiano e apocalittico, a metà fra il piglio da entomologo de Il signore delle mosche e quello da fine del mondo de La strada di McCarthy.
La particolare tecnica di scrittura -che conoscono bene i lettori di Saramago-  che consiste nel limitare i segni di interpunzione e punteggiatura all'uso esclusivo della virgola e del punto, è in questo caso straordinariamente efficace.

Per tutta la settimana ho avuto degli incubi tremendi.


venerdì 30 settembre 2011

Una questione privata - Beppe Fenoglio


Ringrazio i miei professori di scuola per non avermi mai fatto leggere questo libro e di avermelo così preservato dall'acido dell'obbligo. E tuttavia rimpiango di averlo letto solo ora. Questo libro è perfetto per accendere la passione in un giovane lettore. C'è tutto: ragazzini di sedici anni indipendenti che fanno la guerra e sparano con armi vere e ammazzano. E nessuno mette in dubbio la maturità dei loro sentimenti. C'è l'amore per la letteratura e per la musica. I dischi americani. Un trio amoroso nella piú classica delle tradizioni letterarie.  E poi ci sono le Langhe che sembrano il West, ma più belle ancora, più inospitali e fredde e con la nebbia (che nel west non sanno neanche cosa sia). E poi c'è la Resistenza, il dolore ma anche la certezza rara di distinguere il bene dal male. 
Tutto questo scritto con una lingua strana, indefinibile, tutt'altro che locale (non c'è dialetto) eppure quotidiana, una specie argot internazionale che, insieme agli pseudonimi (Milton, Jack, Hombre,...), rende la storia immortale.

Leggendo Hemingway non posso fare a meno in alcuni punti di sentire una profonda lontananza, di intravedere  dietro le parole il turista americano. In Fenoglio non c'è lontanaza.



mercoledì 14 settembre 2011

Arte - Yasmina Reza

Una commedia in un unico atto scritta dalla  parigina Yasmina Reza nel 1996.
Un testo divertentissimo e molto più acuto di quanto possa sembrare al principio. Tre amici, uno di loro ha appena acquistato per una grossa cifra un quadro bianco. O meglio, praticamente bianco.

          MARC   Hai visto Serge ultimamente?
          YVAN   No. E tu?
          MARC   Ieri.
          YVAN   Sta bene?
          MARC   Benissimo. Si è appena comprato un quadro.
          YVAN   Ah.
          MARC   Mmm.
          YVAN   Bello?
          MARC   Bianco.
          YVAN   Bianco? 

Mio cugino - l'attore - mi ha regalato questo libro ad agosto. Dice che è uno dei suoi testi teatrali preferiti. Dice anche che l'autrice (o il suo agente, non saprei) chiede a chi lo vuole portare in scena, 180 repliche garantite. Sarà piuttosto difficile vedrlo a teatro se non nella versione di Boni, Haber, Alberti...


giovedì 21 luglio 2011

Full of life - John Fante

A volte sento parlare dello stato di salute della letteratura, soprattutto della letteratura americana: gli americani adorano le classifiche! Io non sono in grado di giudicare la produzione letteraria di un'intera nazione o di una lingua, a stento riesco a scrivere dei commenti coerenti in questo blog. Però mi sorprende non vedere mai il nome di John Fante accanto a quello di Faulkner, Hemingway, Dos Passos, de Lillo, Roth, Bukowski,...


Questo romanzo è del 1952. È perfetto. Fa ridere, fa piangere. La letteratura allora scoppiava di salute.


lunedì 18 luglio 2011

La camera chiara - Roland Barthes

Non c'è bisogno che dica che Roland Barthes è stato uno degli intellettuali più influenti e importanti del Novecento. Questo trattatello sulla fotografia, scritto poco prima di morire, è un'opera fondamentale, piena di spunti di riflessione. L'autore propone una sorta di teoria estetica sistematica della fotografia, compito piuttosto difficile, perché, come dice lui stesso, questa è un'arte che, per la sua stessa natura, sfugge alla catalogazione: a metà fra processo creativo e fenomeno chimico, fra opera d'arte e souvenir. La fotografia, continua Barthes, poggia su tre gambe: il fotografo che scatta la foto, lo spettatore che la guarda e il soggetto fotografato che non è, come in pittura, "rappresentato" ma catturato nella realtà e reso eterno. La fotografia crea il "Passato" che prima di essa era solo un concetto astratto.

Al margine di tutto ciò l'autore sembra refrattario al suo stesso metodo e si compiace spesso di contraddire quello che ha appena stabilito. E forse a volte confonde il "Passato" con la "Storia".

La fotografia digitale stravolge completamente le conclusioni di questo libro. Barthes scompare nel 1980: probabilmente si è risparmiato un disgusto.


venerdì 6 maggio 2011

Il cavallo di Troia - Christopher Morley

Esilarante e insospettabilmente accurato questo racconto della guerra di Troia fatto da un americano. 
La radio a fare la telecronaca degli scontri, l'"Evening Trojan" a commentare l'andamento dell'economia e le mode del momento. L'azione si svolge tutta o quasi in campo troiano: più che a Omero il libro guarda a Chauser e al "Troilo e Cressida" di Shakespeare.
Per certi versi assomiglia a "Gli affari del signor Giulio Cesare" di Brecht, ma con in più una spiccata predilezione per l'assurdo: sulla bacheca degli annunci di un night dove si ritrovano dopo le battaglie greci e troiani, si legge: 

         SALVE SOLDATINI! Stanchi della guerra? Trascorrete le vostre licenze a Villa del Congedo sulla pittoresca isola disabitata.      Soltanto cervi. Tariffe speciali per i fine-settimana.                    Cucina casalinga, specialità carne suina: trippa, prosciutto fresco, salsiccia campagnola, testina coi cavoli. CIRCE

La traduzione è di Pavese ed è stupefacente la resa delle numerose parti in versi. A questo proposito segnalo che questa edizione (pubblicata da Einaudi per l'Unità nel 1996) è arricchita da una breve quanto preziosa  raccolta di lettere di Pavese all'editore dell'epoca (Bompiani - 1940) sui termini della traduzione.


giovedì 21 aprile 2011

Istambul - Orhan Pamuk

L'autore racconta se stesso e la città in un libro pieno di foto.
Io credo, personalmente, che la realtà si comprenda meglio attraverso la finzione e che queste forme di confessione non siano del tutto efficaci. Insomma: di Pamuk preferisco le storie alle cronache.

Del resto fra i privilegi che offre il Nobel c'è anche quello di poter scrivere ciò che si vuole.


venerdì 21 gennaio 2011

Ieri - Agota Kristof

Una novella o un racconto lungo. Una storia di amore e straniamento. Siamo lontani dal senso di rivelazione che lascia Trilogia della città di K, però in questo esercizio di stile si scoprono i principi estetici e creativi dell'autrice: è chiaro che quando il protagonista dice di scrivere in una lingua straniera si sta riferendo alla sua creatrice, ungherese che scrive in francese con frasi corte e incisive che devono essere la gioia dei traduttori.

L'ultimo capoverso è un bell'esempio di poesia in prosa. Vale la pena di arrivare fino all'ultima pagina.

-Voi stranieri fate continuamente collette per corone di fiori, andate continuamente a funerali.
-Ognuno si diverte come può.

venerdì 14 gennaio 2011

Il mio nome è Rosso - Orhan Pamuk

Se ne "Il museo dell'innocenza" mi ha sorpreso la scoperta di una Turchia vicina e europea, in questo romanzo trovo una Turchia remota e gelida, coperta dalla neve e soprattutto orientalissima.
Non è una lettura facile, anzi richiede molta attenzione e si procede non senza sforzo, specialmente al principio. A volte ripetitivo e pedante come il mondo che racconta, quello della miniatura. 
Ci troviamo nel 1591 a Istanbul; al centro della storia un amore (come no!), un libro segreto e pericoloso, una serie di omicidi. Non è difficile vedere in queste pagine un corrispettivo ottomano de Il nome della rosa: anche qui si confrontano due mondi, il vecchio e il nuovo, anche qui è fondamentale la relazione fra maestro e allievo.
C'è di più. La cadenza ternaria di alcuni racconti, espressi secondo la scansione: tesi, antitesi, sintesi. Il conflitto eterno fra oriente e occidente. Il tema della cecità come premio.
Orahn Pamuk è alla costante ricerca di nuove forme di espressione letteraria, perfino in un romanzo in apparenza così tradizionale: tutti i personaggi - alcuni dei quali realmente inaspettati - parlano in prima persona rivolgendosi direttamente al lettore.

Questo autore mi piace sempre di più: mentre leggevo questo libro, ne ho comprati altri due.

P.s.: Proprio in questi giorni ho comprato una macchina rossa. Sarà un caso?





lunedì 3 gennaio 2011

I Buddenbrok - Thomas Mann

Ho riletto I Buddenbrock, è veramente inossidabile.
Il declino di una famiglia alto-borghese nella Germania del XIX secolo attraverso il racconto delle vicende di quattro generazioni.
Mann guarda con rimpianto ad un mondo che non esiste già più mentre lui scrive. I personaggi sono quasi scolpiti tanto sono vividi e i loro capricci e manie non risultano mai antipatici. Tutto il racconto è attraversato da una ironia feroce e quasi impercettibile. Le vicende tragicomiche di Tony sono indimenticabili.
Sorprende pensare che l'autore aveva 26 anni al momento della pubblicazione e in effetti sarà difficile trovare la stessa ironia nelle opere successive (tutte magnifiche). Quello che rimane invariato in tutta la produzione del tedesco è invece la passione per la musica: verso la fine del romanzo la descrizione di una improvvisazione al piano del giovane Hanno potrebbe essere ai giorni nostri - senza cambiare neanche una parola - per descrivere il jazz!

L'edizione italiana non riporta il sottotitolo voluto dall'autore: Verfall einer Familie, decadenza di una famiglia.



domenica 2 gennaio 2011

Le benevole - Jonathan Littell

Le benevoleUn'edizione Einaudi molto elegante con uno splendido Fontana in copertina, il successo sin dalla prima pubblicazione, mille pagine, un argomento terribile e inesauribile come la seconda guerra mondiale, insomma un libro che ha tutte le qualità per essere straordinario. Non è così, almeno non per me. 
Un ex ufficiale delle SS racconta in vecchiaia le proprie vicende che lo hanno portato ad essere protagonista di alcuni dei momenti più significativi del conflitto mondiale, da Stalingrado ai lager, come una specie di Forrest Gump nazista.
Ad arricchire la trama una omosessualità repressa e violenta, un'amore incestuoso, l'omicidio dei genitori (non ci facciamo mancare niente) e una serie di incubi anali veramente morbosi.
Non c'è pentimento nelle sue "confessioni", ma una sorta di fatalismo che lo porta a dire che ogni persona al suo posto avrebbe fatto lo stesso e si sarebbe macchiata degli stessi terribili crimini più che per opportunismo per senso del dovere. In realtà alcune persone (seppur poche) si sarebbero comportate diversamente e ignorare questa riflessione è la prima e più grave colpa di questo romanzo. Se l'intenzione dell'autore era di evitare il moralismo, in realtà negli esiti si abbandona al qualunquismo.
E evidente che Littell si è preparato per affrontare la scrittura di questo tomo poderoso, però proprio questa attenzione ai gradi militari e alla burocrazia nazista risulta un po' noiosa.   
La parte migliore del racconto è l'incontro con un prigioniero comunista che riflette sulle affinità dei totalitarismi, ma siamo ad anni luce di distanza dalla profondità di Vita e destino di Grossman. 


giovedì 23 dicembre 2010

El túnel - Ernesto Sabato

Ho trovato questo libro in Costa Rica e me ne sono innamorato.
Trascrivo qui di seguito la quarta di copertina di quell'edizione perché è la ragione che mi ha spinto a leggerlo.

"Un romanzo impressionante" 
                                                Thomas Mann


Sobre heroes y tumbas -Ernesto Sabato

Sopra eroi e tombeEinaudi pubblica per la prima volta questo capolavoro di Ernesto Sabato. Il titolo scelto è Sopra eroi e tombe; forse sarebbe stato meglio Degli eroi e delle tombe o semplicemente Eroi e tombe, ma tant'è.


Ernesto sabato, scrittore poderoso, non è molto conosciuto in Italia. È nato nel 1911 nella provincia di Buenos Aires, è ancora vivo (!), nella sua biografia si legge: scrittore, saggista, fisico e pittore. Ha scritto tre romanzi dei quali questo è il secondo.
Non è facile parlare di questo libro perché più che gli argomenti trattati è importante la sensazione che lascia. L'amore di un ragazzo inetto, malinconico, figlio di un pittore fallito, per una donna straordinaria conosciuta in un parco. Il resoconto della rocambolesca decadenza della famiglia Olmos Vidal. Una relazione incestuosa. E soprattutto il capitolo Informe sobre ciegos (relazione sui ciechi), che si puó leggere come un romanzo indipendente. Un uomo ossessionato dai ciechi tanto da credere che facciano parte di una setta demoniaca che regge i destini del mondo. Leggere questa storia è un'esperienza indicibile e profonda.
Sabato fa stare sempre scomodi, non è una lettura facile ma è chiaro fin dalle prime righe che ci si trova davanti a un grande della Letteratura mondiale.


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