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martedì 20 dicembre 2011

Cecità - José Saramago


Che succederebbe se un giorno, a causa di un morbo sconosciuto, diventassimo tutti ciechi? Non occorre fare uno sforzo di inventiva: lo ha fatto per noi Saramago e il risultato è molto peggio di quanto una mente sana possa immaginare. Una storia di terrore ipnotica e appassionante; uno dei libri più riusciti di Saramago e forse quello di maggior successo. Il titolo originale dovrebbe essere "Saggio sulla cecità" ma Einaudi ha optato per Cecità per non scoraggiare i lettori.

L'autore -demiurgo- colloca i suoi personaggi senza nome in uno scenario insieme quotidiano e apocalittico, a metà fra il piglio da entomologo de Il signore delle mosche e quello da fine del mondo de La strada di McCarthy.
La particolare tecnica di scrittura -che conoscono bene i lettori di Saramago-  che consiste nel limitare i segni di interpunzione e punteggiatura all'uso esclusivo della virgola e del punto, è in questo caso straordinariamente efficace.

Per tutta la settimana ho avuto degli incubi tremendi.


mercoledì 8 giugno 2011

Andrea Mantegna: un'etica, un'estetica - José Saramago

Una conferenza pronunciata nel museo del Prado di Madrid nel 1992, non so in occasione di che cosa - e il volume non lo specifica (edizione italiana: Il nuovo Melangolo). Poche pagine attraverso le quali il lusitano ripercorre la vita del pittore: dall'apprendistato nella bottega dello Squarcione, agli ultimi giorni a Mantova, presso la corte dei Gonzaga.
Dal punto di vista storico non offre più di quello che si può trovare su un qualsiasi manuale scolastico. Da quello umano brillano - merito di Saramago - alcuni momenti chiave nella vita del vicentino:  l'incontro con la famiglia Bellini, quello con Ludovico II di Gonzaga. Sembra che il pittore, per sua volontà o per il fato, continui a cercare il vincolo famigliare: lo Squarcione se ne fa tutore legale adottandolo; si imparenta con i Bellini sposando Nicolosia; i Gonzaga lo accolgono  - caso unico al tempo - e lo difendono come uno "di famiglia".
Sorpende inoltre la furia che il maestro didicava a perseguire chi lo plagiava, vendendo composizioni sue come originali. La pirateria è sempre esistita...


mercoledì 2 marzo 2011

Caino - José Saramago

Devo premettere che non sono un devoto del Nobel portoghese e non tutto quel che ho letto mi è piaciuto. Tuttavia ero piuttosto eccitato all'idea di leggere Caino perché speravo di tornare a provare la stessa emozine che mi ha dato Il vangelo secondo Gesù Cristo, un libro che ritengo grandioso. Aspettative disilluse: questo libro mi è sembrato fiacco. Questo non toglie nulla al mio giudizio su Saramago - che possiede una tecnica letteraria (innata!) stupefacente, che è in grado di scrivere delle pagine folgoranti (la descrizione del cimitero infinito in Tutti i nomi sembra uscita dalla penna di Borges - ma certo neanche aggiunge molto.


giovedì 17 febbraio 2011

Il sosia - Fëdor Dostoevskij

Quando no sai che leggere, leggi un classico. 

Questa secondo me è una regola fondamentale: un classico, anche se non ti piace, non ti fa sentire di aver perso tempo. Ma è difficile che non piaccia: in fin dei conti un classico è un libro che è piaciuto a molti durante molto tempo (il riferimento al tempo è necessario: molti successi editoriali sono caratterizzati da un alto gradimento per un periodo limitato di tempo. Non sono classici).

Il sosia viene normalmente inserito fra la produzione minore di Dostoevskij, che l'ha scritto a soli 25 anni. È un libro potente. Mi sento un po' stupido a dare i voti a uno scrittore di questo peso, sicuramente il mio preferito fra i russi insieme a Gogol'.

Un ometto, un burocrate (molto gogoliano), onesto ma socialmente incapace, vede precipitare la propria esistenza in quattro giorni a causa dell'apparizione di un uomo in tutto uguale a lui. 
Il tema del doppio, dell'alienazione, raccontati con un'ironia feroce in un romanzo che fa pensare a Poe, a Kafka, anche a Hitchcock e che sicuramente è servito da ispirazione per L'uomo duplicato di Saramago.


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