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giovedì 21 aprile 2011

Istambul - Orhan Pamuk

L'autore racconta se stesso e la città in un libro pieno di foto.
Io credo, personalmente, che la realtà si comprenda meglio attraverso la finzione e che queste forme di confessione non siano del tutto efficaci. Insomma: di Pamuk preferisco le storie alle cronache.

Del resto fra i privilegi che offre il Nobel c'è anche quello di poter scrivere ciò che si vuole.


venerdì 14 gennaio 2011

Il mio nome è Rosso - Orhan Pamuk

Se ne "Il museo dell'innocenza" mi ha sorpreso la scoperta di una Turchia vicina e europea, in questo romanzo trovo una Turchia remota e gelida, coperta dalla neve e soprattutto orientalissima.
Non è una lettura facile, anzi richiede molta attenzione e si procede non senza sforzo, specialmente al principio. A volte ripetitivo e pedante come il mondo che racconta, quello della miniatura. 
Ci troviamo nel 1591 a Istanbul; al centro della storia un amore (come no!), un libro segreto e pericoloso, una serie di omicidi. Non è difficile vedere in queste pagine un corrispettivo ottomano de Il nome della rosa: anche qui si confrontano due mondi, il vecchio e il nuovo, anche qui è fondamentale la relazione fra maestro e allievo.
C'è di più. La cadenza ternaria di alcuni racconti, espressi secondo la scansione: tesi, antitesi, sintesi. Il conflitto eterno fra oriente e occidente. Il tema della cecità come premio.
Orahn Pamuk è alla costante ricerca di nuove forme di espressione letteraria, perfino in un romanzo in apparenza così tradizionale: tutti i personaggi - alcuni dei quali realmente inaspettati - parlano in prima persona rivolgendosi direttamente al lettore.

Questo autore mi piace sempre di più: mentre leggevo questo libro, ne ho comprati altri due.

P.s.: Proprio in questi giorni ho comprato una macchina rossa. Sarà un caso?





lunedì 20 dicembre 2010

Il museo dell'innocenza - Orhan Pamuk

Il museo dell'innocenza
La storia incredibile di una passione al limite del feticismo, di un amore sconfitto, ma anche di una straordinaria forza di volontà. Il genere maschile ne esce un po' ammaccato.

La descrizione di una borghesia turca (e musulmana) insospettabilmente vicina; e poi Instambul e il Bosforo cosí vividi che viene voglia di partire.
E per finire un'analisi minuziosa di una lunga serie di musei europei che vale da sola la lettura del libro.

L'autore stesso compare nel libro come personaggio minore, ma anche come scrittore materiale del testo raccontatogli dal protagonista che parla in prima persona con un espediente metaletterario tutt'altro che gratuito.

"Il museo è il luogo dove il tempo si fa spazio"

P.s. Questo libro me lo ha regalato un amico, cosa piuttosto rara perché in pochi ormai hanno voglia di regalarmi libri per paura che sia un doppione o per non dover ascoltare un commento sprezzante... 


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